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Grafica e comunicazione

 

 

Un po’ di sano ottimismo

 

A causa dell’età veneranda abbiamo visto, decennio dopo decennio, una certa idea di libertà sfumare in sottomissione, spacciata per necessità tramite lo stato d’eccezione permanente; passo passo, grazie a molti snodi, i più importanti dei quali scientemente programmati e scanditi da eventi rilevanti che un po’ tutti conosciamo benone, pur con prospettive variabili a seconda del grado individuale d’impermeabilità alla propaganda.

Alle nostre latitudini (occidentali, per così dire) siamo passati dall’epica consumistica un po’ stronza dell’edonismo di chi si sente dalla parte giusta della Storia (il capitalismo liberista calmierato dallo stato sociale in virtù della competizione con il regime d’oltrecortina, il fallimentare capitalismo di Stato), per arrivare, ai giorni nostri, al vile ricatto del vittimismo armato e contraddittorio; in cui, per esempio, creiamo le condizioni per l’esplosione dei conflitti, per poi lagnarci della malvagità di chi ha subìto tali condizioni e si è permesso il lusso di reagire, meritandosi così il privilegio di essere “annientato” (a parole e non solo, purtroppo). Nel frattempo siamo passati da un sistema democratico molto imperfetto a un sistema oligarchico quasi perfetto, pur entro lo schema geopolitico da “caduta dell’impero”. Aumentando di molto il grado di crudeltà, e di stronzaggine.

Il tutto - sebbene sia la solita solfa, ma necessaria per intendere il brodo di coltura per l’ascesa e il trionfo dell’oligarchia tecnocratica - tramite dispositivi sempre più sofisticati e potenti, ma sempre più familiari, per ora ancora indirizzati a strumenti per l’espansione del narcisismo individuale di massa, indispensabile per lo sviluppo dello scontro orizzontale tra mentecatti sempre più privi di mezzi e di spirito - per non parlare della coscienza di classe.

La IA sta facendo il resto?

E qui, con questa domanda retorica, il discorso potrebbe dirsi chiuso. Ma stavolta cerchiamo di essere ottimisti.

Se è certo che la IA porterà via il lavoro a quasi tutti, è altrettanto certo che non potrà portar via il lavoro dello spirito ad ognuno; per lo meno a chi lo spirito ce l’ha; e già questo non ci sembra poco. Per inciso, il lavoro dello spirito è definito bene nel libro omonimo di Massimo Cacciari del 2020: «Il lavoro creativo, autonomo, il lavoro umano considerato in tutta la sua attuosa potenza [...] significa liberazione di ogni attività dalla condizione di lavoro comandato, dipendente, e cioè alienato».

La domanda successiva, forse fin troppo semplicistica ma necessaria a livello pratico, è questa: dato per scontato che il lavoro dello spirito saprà sostituirsi al lavoro per come l’abbiamo concepito sin qui, basterà per far sopravvivere decentemente chi lo produce?
E poi, se davvero basterà: in che modo? Per tramite di cosa? Ancora col denaro? Come salario strutturato, in base a quale principio, o addirittura merito? (stiamo ancora ragionando con le vecchie categorie, evidentemente). O si procederà per donazioni di beni di consumo? Su precisa richiesta, o come donazioni imposte dall’alto? Donazioni continuative e regolate, oppure spontanee ed estemporanee, e quindi precarie?
Se qualcuno vorrà quella tal bicicletta da corsa e quei tali libri, se li vedrà recapitare a casa due giorni dopo? O verrà imposta, obtorto collo, una determinata bici e determinati libri, oppure, peggio ancora, altri oggetti, per esempio yacht e auto di lusso, invece di bici e libri come desiderato e richiesto? O, più semplicemente, e modestamente, quindi anche più realisticamente, sarà elargita una bella tessera annonaria, un documento personale di razionamento coatto, magari sotto forma di pratico microchip sottocutaneo?
E, infine, per tramite di chi, senza più lavoro retribuito, saremo messi in condizione di sopravvivere materialmente? Direttamente dall’impero, dagli Stati (formalmente) nazionali, dalle istituzioni preposte, dai patronati, dagli enti benefici, dai filantropi cosiddetti progressisti in vena di elargizioni?

Dato per scontato che l’etica del capitalismo, fondata sul lavoro e perciò sulla partecipazione attiva generalizzata, non può minimamente reggere l’impatto di ciò che ci attende, con quale etica sarà sostituita, e sulla base di quale dialettica? Siamo ottimisti, perciò tendiamo a escludere che riesca a imporsi senza colpo ferire l’etica oligarchica, che prevede un unico fine: la conservazione del potere e dei privilegi, tramite la protezione tra sodali e l’obbedienza cieca e muta dei sottoposti; imposta, se necessario (ed è sempre necessario), con la forza.

Auspichiamo quindi un’etica per così dire partecipativa, che però per formarsi necessita di un processo dialettico tra parti o posizioni diverse. E queste parti ci saranno per forza, perché l’oligarchia tecnocratica dovrà comunque servirsi di due altri apparati potenzialmente in grado di confrontarsi con essa, se non proprio di contrapporsi: l’apparato scientifico e l’apparato politico. Cosicché potrebbe davvero aver luogo un
dialogo costruttivo, che non è ancora immaginabile, tra l’oligarchia (che oggi detiene tutte le leve economiche, trafugate agli Stati), la scienza (oggi asservita all’oligarchia, che detiene i termini di attuazione dello sviluppo tecnologico); la politica (oggi asservita all’oligarchia come suo tramite dato in pasto alle masse - per altro mansuete oltre ogni dire).

Per spezzare questa catena e ripristinare un principio dialettico che inizi (inizi solamente!) ad argomentare intorno a un mondo senza più lavoro utile e remunerato, dovremo quindi sperare nella rivolta eroica degli scienziati? O sulla presa di coscienza (democratica) della classe politica che, guidata dalla filosofia, dovrebbe farsi ente moderatore e di sintesi, con lo scopo di liberare e garantire l’espressione della creatività di ciascuno, non più finalizzata a un profitto diretto?

Qualcuno lo crede possibile?*
Noi no. Per nutrire fondate speranze temiamo sia necessaria una rivoluzione culturale, e perciò politica, che parta dal basso, ossia dal disagio, dalla miseria, dal dolore e dall’ingiustizia subìta dal corpo sociale - di certo non può partire dal corpo politico, ossia dal privilegio e dall’agiatezza - e che coinvolga le masse via via per un tempo non breve, dato che il punto di partenza della consapevolezza di classe è arretrato a livello feudale.

Tutto questo con l’obiettivo di ripristinare movimenti di popolo anche solo discretamente compatti e incattiviti, al fine di scatenare il caos. Caos nel senso genuino di “vuoto abissale” - in cui si è costretti a precipitare o a saltare. E dovremo saltare. Per disgregare e ricomporre da capo.

Ma guardiamoci negli occhi. C’è avvisaglia di questo farsi massa critica delle popolazioni cosiddette occidentali composte di quel che siamo diventati, monadi confuse male istruite e mal consigliate in preda alla propaganda e in perenne conflitto simulato su piattaforme digitali? Davvero questa sterminata massa d’idioti confusi male istruiti e mal consigliati dovrebbe rappresentare in un prossimo futuro l’avanguardia del lavoro dello spirito? Di che tipo di spirito stiamo parlando, per la precisione?

Non sembra, al contrario, profilarsi un progressivo arroccamento dell’oligarchia sempre più ristretta, oltre che ricca e tecnologicamente strabordante, rappresentata da politici (il corpo intermedio tra oligarchia e massa) sempre più asserviti, vili, stupidi, inetti, crudeli, ridicoli, corrotti, oltre che atrocemente ipocriti? Ben peggiori delle masse che dovrebbero rappresentare. Per gli scienziati, invece, sembra restare un solo dilemma: prosperare al soldo degli oligarchi, oppure immolarsi tentando di ripristinare il principio dialettico, per scomparire individualmente subito dopo (individualmente, perché scienziati attaccati al denaro e/o privi di scrupoli ce ne saranno sempre a bizzeffe, per sostituire i pochi recalcitranti, nel frattempo opportunamente silenziati).

Ma siccome non tolleriamo d’essere tacciati di pessimismo, ossia di venir confusi in «disperati araldi del destino», finiamo per una volta in crescendo: guardiamo al resto del mondo con rinnovata curiosità, credendo comunque che la nostra veneranda età sia una grande fortuna.**

07/10/2026 Filippo Maglione

*Cacciari nel bellissimo libro Il lavoro dello spirito sembrerebbe adombrare una pur vaga possibilità di realizzazione della seconda ipotesi, in parte confermata in alcune sue successive conferenze.

**Per la compilazione di questo articoletto non ci si è serviti in alcun modo della cosiddetta intelligenza artificiale (IA). Tutti gli errori, perciò, sono genuini.